giovedì 14 giugno 2007

Ishmael Beah


Non è un libre facile da leggere, come non è facile credere a ciò che racconta, ma è un libro semplice, semplice come la storia che contiene:

"La prima volta che un soldato bambino si mostra capace di dar voce letteraria a una delle figure più drammatiche che ci ha lasciato il XX secolo: la figura dell'adolescente guerriero e assassino."

> William Boyd

"L'alba spuntava da dietro la foresta. La luce filtrava tra le foglie e piano piano, mentre il canto dei galli e il cinguettio dei passeri proclamavano a gran voce l'arrivo del giorno, il sole dorato si arrampicava sulle cime degli alberi. [...] Le sere terminavano con il suono dei rami spezzati nella foresta e del riso pestato nei mortai. L'eco risuonava in tutto il villaggio, tanto che gli uccelli volavano via e poi tornavano, curiosi e chiacchieroni. Li seguivano i grilli, le rane, i rospi e gufi, che uscivano dalle tane e annunciavano l'arrivo della notte. Dai tetti di paglia delle cucine si alzava il fumo, e i lavoratori tornavano a casa dalle fattorie facendosi luce con le lampade o con ceppi di legna ardenti."

"Una sera finimmo per inseguire un bambino che, tutto solo, mangiava una pannocchia bollita. [...] Gliela strappammo di mano, mentre il piccolo correva in lacrime dai genitori, che però non vennero a protestare. Probabilmente si erano resi conto che, per esserci gettati in sei contro un bambino piccolo, dovevamo essere proprio disperati. Quella sera la madre ci portò una pannocchia a testa. Per qualche minuto mi vergognai di me stesso, ma nella nostra situazione non c'era tempo per il rimorso."

"La mattina dopo i ribelli avevano fatto irruzione in casa, scoprendo il padre, la madre e le sorelle. In quel momento Saidu era salito al piano superiore a prendere la scorta di riso per il viaggio e restò nascosto lì, trattenendo il respiro e udendo le urla delle sorelle violentate dai ribelli. Suo padre implorava di smettere, e uno di loro lo colpì con il calcio del fucile. La madre di Saidu pangeva e chiedeva perdono alle figlie di averle fatte nascere per finire vittime di un mondo così folle."

"Io sedevo zitto in un angolo e stringevo i denti, perchè non volevo che i miei amici vedessero quanto soffrivo per il mal di testa. Dentro di me vedevo fiamme scintillanti, schegge di scene di cui ero stato testimone, e le voci di donne e bambini agonizzanti riprendevano vita. Piangevo in silenzio, mentre la mia testa risuonava come sotto il batacchio di una campana. Di tanto in tanto, quando l'emicrania si calmava, riuscivo a dormire un po', ma allora erano gli incubi a risvegliarmi."

"Arrivò un giovane soldato con un sacchetto di plastica pieno di pasticche, piccole capsule bianche. Ne ricevemmo una a testa. [...] Ero steso con il fucile puntato, incapace di sparare. Non sentivo più l'indice, La foresta mi girava attorno. Travolto dalla sensazione che la terra si stesse capovolgendo, mi afferrai con una mano alle radici di un albero. Non riuscivo a pensare, ma sentivo gli spari in lontananza e le urla di dolore di chi era stato colpito a morte. Sprofondai in una sorte di incubi. Uno schizzo di sangue mi colpì in faccia. Perso nelle mie visioni tenevo la bocca semiaperta, così sentii il sapore del sangue. Mi vibrava nella testa, sentivo il cervello sradicarsi e andare alla deriva."

"Ogni volta che aprivo un rubinetto vedevo scorrere sangue e restavo a fissarlo finchè non si trasformava in acqua, prima di bere o fare la doccia. A volte c'erano ragazzi che scappavano dalla stanza urlando: "Arrivano i ribelli"; i più giovani si mettevano a piangere accanto a dei sassi sostenendo che erano i loro parenti morti."

> Sierra Leone, 1993

- Memorie di un soldato bambino, Ishmael Beah -

2 commenti:

newManifesto ha detto...

i like your blog

i sound like a spam but i m not ;)

ha detto...

thank you, i've seen your blogs too...sound good!!

Un po' di Persepolis per tutti!