mercoledì 21 febbraio 2007

Liberi tutti?

La censura su Internet

Cuba: Nessuna connessione a internet privata. I cubani che vogliono navigare devono servirsi di servizi pubblici dove possono essere facilmente controllati. In tutti i computer connessi alla rete sono installati programmi che avvertono la polizia nel caso di attività anticastriste. Se si scrivono articoli controrivoluzionari si rischiano vent'anni di carcere, cinque anni la pena per chi cerca di collegarsi a internet in modo indipendente.

Tunisia: Tramite la polizia il regime controlla le varie forme di collegamento ed esercita la censura sui siti non graditi. Forti pressioni anche sui blogger e sugli editori indipendenti perchè si autocensurino.

Bielorussia: Il governo ha il controllo totale delle telecomunicazioni e, durante le elezioni, i siti dell'opposizione vengono censurati. Viene praticato un vero e proprio sabotaggio delle pubblicazioni indipendenti.

Cina: Tutto sotto controllo. Le società dei servizi internet sono costrette a collaborare con il governo e ad eliminare tutto ciò che può dare fastidio ai vertici. Da quel che si sa (le notizie sono rare e frammentarie), cinquantadue persone sono finite in carcere per avere espresso liberamente le loro opinioni sul Web (altro che Free Kareem, v. post sotto).

Myanmar: La giunta militare dell'ex Birmania controlla i siti dell'opposizione e, ogni cinque minuti, vengono apprese delle istantanee dello schermo dei computer negli Internet Cafè, unici posti per collegarsi.

Iran: Censura contro i siti considerati "immorali". In questa categoria non ricadono solo quelli pornografici, ma anche siti politici, religiosi e le pubblicazioni che parlano dei diritti delle donne. E' stata impedita la connessione in barda larga per impedire lo scaricamento di materiale "infettato" dalla cultura occidentale.


Liberi tutti?

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Un po' di Persepolis per tutti!