giovedì 15 febbraio 2007

Orhan Pamuk, Istanbul


"Lo sforzo per l'occidentalizzazione mi è parso sempre trarre origine, più che dal desiderio di modernizzarsi, dalla voglia di liberarsi degli oggetti carichi di tristi e dolorosi ricordi rimasti tra le rovine di quel mondo, proprio come si buttano via gli abiti, i gioielli, gli oggetti e le struggenti fotografie di una persona amata morta all'improvviso"

"Le mattine piene di nebbia e foschia, le notti piovose e ventilate, gli stormi di gabbiani che trovano riparo nelle cupole delle moschee, l'inquinamento, i comignoli che escono dalle case come bocche di cannoni a soffiare un fumo sporco, i cassonetti arrugginiti, i parchi rimasti vuoti e trascurati nell'inverno e la fretta delle persone che d'inverno tornano a casa la sera nella neve e nel fango, tutto questo richiama quel sentimento di chiaroscuro nascosto dentro di me, come una felicità velata dalla tristezza; le fontane senz'acqua da secoli, i minuscoli negozi spuntati intorno alle moschee dei quartieri di periferia, o intorno alle grandi moschee del centro, la folla di alunni delle scuole elementari che con i loro grembiuli neri e i colletti bianchi invadono improvvisamente le strade, i vecchi e stanchi camion carichi di carbone, le piccole drogherie ormai buie perchè lasciate al degrado, i caffè dei piccoli quartieri, pieni di disoccupati tristi, i marciapiedi scoscesi, tortuosi e sporchi, i cipressi che non mi paiono più verde scuro ma neri, i vecchi cimiteri sparsi sulle colline, le mura cittadine in rovina che ora sembrano ripide strade lastricate, gli ingressi dei cinema che, in qualche modo, si somigliano tutti un po', le pasticcerie dove si mangiano dolci e budini, le persone che vendono giornali per la strada, le vie dove di notte girano gli ubriachi, i tenui lampioni, i battelli che vanno su e giù nel Bosforo a scaricare i loro fumi, i panorami della città sotto la neve: tutte queste scene mi sembrano i segni della stessa anima bianca e nera"

"Per me la tristezza è come il vapore sui vetri delle finestre, creato da una teiera che bolle continuamente in una giornata fredda d'inverno, perchè non ha un istante di trasparenza e appanna la realtà, e così riusciamo a conviverci"

"Questa inquetudine mi ha reso spesso infelice, ma mi ha fatto amare la vita, non nell'attimo in cui la vivevo, ma quando rimaneva alle spalle"

"Le case vuote dopo la cacciate dei greci, degli armeni e degli ebrei inseguito alle pressioni nazionalistiche, gli edifici malmessi, le case leggermente inclinate (oppure appoggiate l'una contro l'altra), sfidando la prospettiva, le costruzioni con tetti, sbalzi e cornicioni deformati, provoca in coloro che ci vivono, non un sentimento di resistenza e bellezza, ma di povertà, impotenza, disperazione e abbandono. [...] Ricordiamoci che secondo Walter Benjamin solo gli estranei di interessano al lato esotico e pittoresco di una città."

"Durante la mia infanzia, in cui avevo deciso che ero felice, la vita aveva una morbidezza del velluto ed era una storia divertente e curiosa, quasi un favola. [...] Poi, qualche volta, mi sembrava che il mondo si allontanasse da me, addirittura nel momento in cui la mia pelle, la mia testa e i miei sentimenti si aprivano bramosi al suo abbraccio."

"Se impariamo a guardare una città in questo modo, e se ci viviamo così a lungo da trovare l'occasione di unire in un legami stabile i panorami ai nostri sentimenti più veri e profondi, dopo un po' - proprio come succede con alcune canzoni che ci riportano subito alla memoria determinati ricordi, amanti e delusioni - le strade, le immagini, i paesaggi della nostra città si trasformano, uno dopo l'altro, in realtà che ci fanno ricordare alcuni nostri sentimenti e stati d'animo."

2 commenti:

Ci ha detto...

bella sta istanbul, dovrò portarci prima o poi la mia morosa...per ora si accontenta di Parma...

Ale ha detto...

Ciao Esi!! Partecipa anche tu alla campagna in aiuto di Kareem!! Guarda sul nostro blog!!
Saluti

Un po' di Persepolis per tutti!